Il celebre “Torso di Livorno”, una straordinaria scultura bronzea appartenente ai Grandi Bronzi delle Collezioni medicee, è tornato esposto nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Firenze (MAF) dopo un complesso intervento di restauro durato quasi due anni. Il progetto di conservazione e ricerca, curato dallo staff del museo con il supporto del Ministero della Cultura, è stato reso possibile grazie al finanziamento della fondazione Friends of Florence. I lavori, coordinati dal restauratore Nicola Salvioli, hanno visto l’applicazione di metodologie d’avanguardia nel campo della diagnostica non invasiva e microinvasiva, avvalendosi del contributo di scienziati e accademici di livello internazionale. Tra le tecniche applicate spicca l’analisi per attivazione neutronica, eseguita presso i laboratori specializzati di Grenoble, una procedura d’eccellenza mai utilizzata in precedenza su un reperto metallico di così grandi dimensioni.

Sotto il profilo storico e scientifico, i dati emersi dal restauro hanno fornito preziosi elementi analitici sulla complessa storia del manufatto. Sebbene l’esatta origine dell’opera rimanga tuttora dibattuta tra l’ipotesi di un originale greco o di una copia romana, la sua presenza nei registri medicei è documentata fin dall’epoca del granduca Cosimo I.

Le indagini fisiche e chimiche sulla superficie bronzea hanno confermato in modo inequivocabile una lunga permanenza in ambiente subacqueo, coerente con il presunto ritrovamento nelle acque antistanti Livorno; l’asportazione controllata dei depositi superficiali ha infatti permesso di mappare con precisione una serie di tasselli antichi, alterazioni cromatiche della lega e residui biologici fossili, come concrezioni marine e frammenti di conchiglie rimasti intrappolati all’interno della cavità della scultura.

Dopo la temporanea permanenza estiva all’interno del percorso espositivo del Museo Archeologico Nazionale, il “Torso di Livorno” sarà trasferito temporaneamente per diventare uno dei fulcri di un importante evento culturale cittadino. A partire dal 25 settembre, l’opera sarà infatti concessa in prestito a Palazzo Strozzi per l’esposizione d’arte intitolata “Broken. Il potere del frammento”, una rassegna curata che rimarrà aperta al pubblico fino al 24 gennaio 2027 e che si propone di analizzare e approfondire il concetto concettuale e materico del frammento dall’antichità classica fino alle espressioni plastiche dell’arte contemporanea.

Eliza Anton