La casa editrice Marsilio ha inserito nella propria collana di Letteratura Universale la prima traduzione italiana, accompagnata da un commento filologico a cura di Giulia Degano e dall’introduzione di Renato Oniga, di una rara opera di John Milton: una grammatica latina pubblicata originariamente nel 1669. Scritto due anni dopo il celebre Paradiso Perduto, il manuale si proponeva come una rielaborazione sintetica del testo di William Lily, che dal 1542 costituiva il riferimento ufficiale nelle scuole inglesi. Al momento della sua uscita, l’opera non ottenne successo a causa della caduta in disgrazia dell’autore dopo la fine dell’esperienza repubblicana di Cromwell, oltre che per il contemporaneo mutamento dei paradigmi linguistici guidato dalla logica di Port Royal. Nelle intenzioni di Milton, l’opera mirava a semplificare l’apprendimento della lingua, rispondendo a una diffusa insoddisfazione per l’eccessivo tempo impiegato nell’educazione giovanile per lo studio della disciplina.
La struttura dell’opera e i modelli letterari classici
Il valore scientifico e letterario del volumetto risiede nella selezione di centinaia di frasi d’autore utilizzate come schemi ed esempi per illustrare le regole della sintassi e della morfologia. Nella sezione dedicata alla prosa, l’autore mostra una netta preferenza per le opere di Cicerone, assunto non solo come modello stilistico ma anche come veicolo di alti valori morali e civili, alternando riflessioni sulla razionalità umana a severe denunce contro i vizi, l’avidità e il tradimento.
Sul fronte poetico, la grammatica evidenzia il primato di Virgilio e Ovidio, i cui testi fungono da anticipazione formale e tematica delle soluzioni poetiche che lo stesso Milton avrebbe adottato nel Paradiso Perduto. I richiami all’Eneide e alle Metamorfosi svelano i profondi legami tra lo studio della tradizione classica, la padronanza delle strutture linguistiche e la successiva evoluzione della tecnica poetica del letterato inglese.
Eliza Anton
