Grazie alla firma dell’atto di compravendita avvenuta a Roma, la celebre Tomba Francois di Vulci è entrata ufficialmente a far parte delle collezioni pubbliche dello Stato italiano. L’accordo, siglato presso la sede del ministero della Cultura alla presenza del ministro Alessandro Giuli, conclude un complesso iter burocratico e di tutela iniziato oltre un secolo fa, nel 1921. L’operazione ha richiesto un investimento complessivo del valore di 15 milioni di euro, configurandosi come uno dei più rilevanti stanziamenti economici degli ultimi anni finalizzati all’arricchimento del patrimonio culturale nazionale. Il compimento della compravendita è stato reso possibile grazie a una sinergia tra la Direzione generale Musei e i privati cittadini eredi delle storiche famiglie nobiliari Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, precedenti detentori del bene archeologico. L’opera d’arte antica sarà ora trasferita in via permanente all’interno del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, garantendone l’accessibilità, la ricerca scientifica e la piena fruizione pubblica.
Caratteristiche storiche, artistiche e iconografiche del monumento
Il sito archeologico originario fu individuato il 1° maggio 1857 dall’archeologo Alessandro Francois all’interno della necropoli di Ponte Rotto a Vulci, nei possedimenti terrieri del principe Alessandro Torlonia. La struttura, scavata direttamente nel tufo, comprende due cippi in pietra posizionati nel dromos d’accesso e un ciclo pittorico composto da trentasette pannelli decorati, realizzati in un arco temporale compreso tra il 340 e il 320 a.C. Il monumento rappresenta uno dei massimi capolavori della pittura etrusca e dell’arte mediterranea antica giunti fino ai nostri giorni.
Dal punto di vista stilistico e concettuale, le pareti offrono un sofisticato intreccio narrativo in cui convergono il mito greco, la memoria storica etrusca e la legittimazione del potere della classe aristocratica vulcente, il tutto esplicitato da iscrizioni onomastiche dipinte che identificano chiaramente i protagonisti dei diversi affreschi.
L’apparato decorativo e la grande mostra internazionale a Villa Giulia
Le raffigurazioni della tomba si distinguono per il loro profondo significato politico e religioso. Tra le composizioni più celebri spicca il pannello che illustra il sacrificio dei prigionieri troiani per la morte di Patroclo, dove la figura di Achille è affiancata dalle divinità d’oltretomba locali, quali il demone Charun e la figura alata Vanth. La parete contrapposta mostra invece una scena legata alla storia d’Italia, con la liberazione di Celio Vibenna ad opera di Macstarna, personaggio identificato dalle fonti con il sesto re di Roma, Servio Tullio.
L’apparato è completato da un lungo fregio animalistico popolato da creature reali e fantastiche. Per celebrare lo storico acquisto da parte del Mic, il prossimo 25 giugno verrà inaugurata a Villa Giulia una grande mostra incentrata sul monumento. L’esposizione temporanea riunirà per la prima volta l’antico corredo funebre e i documenti correlati, grazie a una rete di prestiti internazionali che coinvolgerà istituzioni come il Louvre, il British Museum, i Musei Vaticani e i musei di Bruxelles e Losanna.
Eliza Anton
